28 giugno 2026
IL CATAJO MAI VISTO
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per approfondire https://castellodelcatajo.it/
IL CASTELLO DEL CATAJO si trova a Battaglia Terme, un piccolo comune in provincia di Padova, ai piedi dei Colli Euganei. È una delle dimore storiche più grandi, importanti e insolite del Rinascimento veneto. Infatti, non si tratta di un vero castello, ma di una villa con le forme di castello. È stato costruito per volere della famiglia Obizzi, una famiglia di ricchi condottieri provenienti dalla Francia e arrivati in Italia attorno all’anno 1000. I condottieri erano i capitani di un esercito di mercenari, vuol dire che combattevano a pagamento. Partendo da un piccolo edificio costruito agli inizi del ‘500, il Castello del Catajo è stato ingrandito sempre di più fino ad arrivare a contare 350 stanze. Oggi il Catajo è un museo privato aperto al pubblico e visitabile regolarmente da marzo a novembre.
Il "Catajo mai visto" è un percorso inaugurato nel 2024 che consente di visitare, con la guida, oltre a tutti gli spazi compresi nel percorso classico, anche un intero altro piano di stanze: gli appartamenti privati che furono dimora degli arciduchi Asburgo-Este, con l’arredo ottocentesco e gli affreschi recuperati con il restauro del 2023.
Il castello del Catajo è un monumentale edificio di 350 stanze, considerato la reggia dei Colli Euganei; fu costruito a partire dal XVI secolo da Pio Enea I Obizzi presso Battaglia Terme, in provincia di Padova.
Ampliato dalla stessa famiglia nel '600 e '700, venne in seguito trasformato in reggia ducale dalla famiglia Asburgo-Este, duchi di Modena e Reggio, e come tale ospitò poi, qualche volta, la villeggiatura degli Asburgo-Lorena, imperatori d'Austria. Il castello è oggi la residenza privata più grande d'Italia e aperto al pubblico con funzione museale.
La famiglia Obizzi, di origine borgognona, giunse in Italia con il capostipite Obicio I, capitano di ventura, al seguito dell'imperatore Arrigo II, nel 1007. Stabilitasi inizialmente a Lucca, si spostò in seguito nel territorio della repubblica di Venezia.
Il primo edificio ad essere costruito fu la "Casa di Beatrice", iniziale nucleo del castello, edificata probabilmente tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo come casa di villeggiatura estiva di Beatrice Pio Da Correggio, donna letterata, che nella Ca' sul Tajo accoglieva uno dei più importanti salotti letterari dell'epoca.
Pio Enea I Obizzi (dal quale prese il nome l'obice[1]) nel 1570 decise di ampliare la struttura per renderla adeguata alla gloria della famiglia, costruendo quello che oggi viene chiamato il Castel Vecchio. Secondo alcune fonti, esso fu ideato dallo stesso Obizzi, ma più probabilmente la progettazione fu affidata all'architetto Andrea da Valle. L'edificio venne costruito in soli tre anni, tra il 1570 e il 1573; la parte alta si deve invece ad un'aggiunta del XIX secolo.
L'origine del nome è andata perduta: si ritiene che non derivi da Catai (denominazione con cui veniva indicata la Cina nel Medioevo), ma piuttosto che faccia riferimento a una "Ca' Tajo", cioè "tenuta del taglio", con possibile riferimento allo scavo del Canale di Battaglia, che tagliò a metà molti appezzamenti agricoli. L'edificio appare come un ibrido tra un castello militare e una villa principesca, indubbiamente per volere stesso del committente, che pensò il Catajo come una grande macchina di rappresentanza, dove intrattenere ospiti da tutta Europa con feste, balli e rappresentazioni teatrali.
All'inizio erano previste pitture solo nei muri esterni (ora scomparse), ma nel 1571 l'Obizzi chiamò Giovanni Battista Zelotti (collaboratore di Paolo Veronese) ad affrescare i muri interni con le gesta della sua famiglia, dando vita ad uno tra i primi cicli di affreschi autocelebrativi del nord Italia e tra i più importanti del Rinascimento in villa. In quaranta riquadri, che si avvicendano in sei diversi saloni, venne raccontata per immagini la saga della famiglia Obizzi.
Il castello venne ampliato nel '600 da Pio Enea II, che aggiunse il Cortile dei Giganti e un piccolo teatro a sedici palchi, tra i primi teatri coperti del Veneto. Fu ulteriormente ingrandito nel '700 da Tommaso Obizzi, che realizzò una grande galleria adibita a museo, nella quale trovarono spazio le grandi e famose collezioni, tra le prime aperte al pubblico.
La famiglia Obizzi si estinse nel 1803 con il marchese Tommaso e il castello passò ai duchi di Modena e Reggio; sotto Francesco IV fu costruita l'ala visibile più in alto, detta "Castel Nuovo", per ospitare la visita degli imperatori Ferdinando I e Maria Anna di Savoia nel 1838. In seguito Francesco V e la moglie Adelgonda di Baviera trasferirono al castello l'intera corte estense in esilio da Modena. Essendo essi morti senza figli, il Catajo passò all'arciduca ereditario d'Austria Francesco Ferdinando, che qui si recava per le amate battute di caccia. Egli fu assassinato a Sarajevo nel 1914 (il fatto provocò lo scoppio della prima guerra mondiale) e il Catajo passò in proprietà all'ultimo imperatore d'Austria Carlo I e alla moglie Zita di Borbone-Parma. Durante tali passaggi, l'armeria, tra le più ricche d'Europa, e le grandi raccolte di antichità, nelle quali era presente anche una porzione del fregio del Partenone, assieme ad una vasta collezione di strumenti musicali e quadri, furono trasferite rispettivamente nel castello di Konopiště, all'Hofburg e al Kunsthistorisches Museum di Vienna.[2]
Dopo la prima guerra mondiale, il Catajo fu assegnato come riparazione dei danni di guerra al governo italiano; nel 1929 esso lo vendette alla famiglia Dalla Francesca, che lo trasformò in un'azienda agricola per la coltivazione del tabacco, in attività fino agli anni '70 del '900.
Il castello venne aperto per la prima volta al pubblico nel 1994.
Nel 2016 il castello è stato acquistato da Sergio Cervellin; cominciano in quest'anno i primi lavori di restauro, con l'obiettivo di riportare il castello al suo originario splendore.[3]
Nel 2018 è stato completato il restauro del Cortile dei Giganti, grande spazio di accesso monumentale al castello, dove sono stati riportati alla luce gli affreschi originali del '600 opera di Pietro Antonio Cerva e Ippolito Ghirlanda che erano stati coperti nel XIX secolo. La superficie di apparato pittorico esterno ritrovato è tra le più importanti rinvenute negli ultimi decenni in Veneto.
Nel 2024, dopo due anni di restauri, sono stati aperti al pubblico per la prima volta gli appartamenti privati del castello, al secondo livello del Castelvecchio. Composti di tredici stanze che accoglievano gli ambienti della vita quotidiana della famiglia proprietaria mostrano oggi un aspetto ottocentesco. Tre stanze mostrano affreschi realizzati nel 1821 dal pittore veneziano Marino Urbani con scene di paesaggi monoscromi dal gusto romantico. Durante i lavori di restauro, in una delle stanze, sono stati scoperti affreschi cinquecenteschi attribuiti a Giovanni Battista Zelotti e seicenteschi di un autore ancora sconosciuto. Gli affreschi riportati alla luce mostrano scene di mitolgia come Apollo circondato dalle muse, le tre Grazie, il giudizio di Paride. Alle pareti della scala a chiocciola che collega il piano nobile agli appartamenti privati sono stati rinvenuti in perfetto stato di conservazione affreschi coinquecenteschi di marmi policromi, balaustre e ghirlande di fiori.